CD Title: "CUBAN MELTDOWN" Catalogue: SLAMCD 515
George Haslam's "Cuban Meltdown" with Bobby Carcassés. Tracks 1 Villancico's Blues Bobby Carcassés 6:28 2 Son de la Loma Miguel Matamoros 1:33 3 A Perfect Love George Haslam 9:49 4 Oye mi Guaguancó Evaristo Aparicio 5:51 5 Havanabingdon Bobby Carcassés 7:15 6 De mi Tierra Son Isidoro Nunez 4:43 7 Here comes the King Roberto Carcassés Jnr. 10.57 8 Sin Tema Bobby Carcassés 4:54 9 Blues for Benny More Bobby Carcassés 5:16
Tracks 1 - 5 recorded Abingdon Music Centre 30 August 2004 by Eric Smith. Bobby Carcassés voice, flugelhorn, percussion. Maria Cecilia Colon voice. George Haslam baritone sax. Paul Rutherford trombone. Steve Waterman trumpet. Robin Jones congas, bongos, guiro, campana, timbales. Richard Leigh Harris piano. Steve Kershaw bass. André Leigh-Howarth claves.
Tracks 6 & 7 recorded live Teatro Amadeo Roldan Havana 2 July 2001 by Alain Castro. Bobby Carcassés voice, flugelhorn, percussion. Julito Padron, Yasek Manzano trumpets. Roberto Martinez alto sax. Roberto Carcassés Jnr. Piano. Jorge Reyes bass. Alejandro Aparicio congas. Pancho Terry chequeré. Oliver Valdés drums.
Tracks 8 & 9 recorded Estudios Lucero Record, Havana 13 February 2007 by Lucia Huergo and Niurka Sanchez. Bobby Carcassés voice, flugelhorn, piano. George Haslam baritone sax. Lucia Huergo soprano sax. Josef Koumbas voice.
Mastered and mixed by Eric Smith, Monstersound Studios, Oxford.
Cuban Meltdown
Cadence April 2008. http://www.cadencebuilding.com/
Featuring British improvising trombonist Paul Rutherford along with
Cuban trumpeter Bobby Carcassés and British baritone saxophonist
George Haslam in a myriad program, these ensembles light creative
fires while riding upon an Afro-Cuban Jazz tradition based on rhythm
and roots. Indirectly, they honor the memory of leaders such as Dizzy
Gillespie, Mongo Santamaria, and Candido Camero, who helped introduce
this musical combination to the world. Directly, they’re loose and
free in crossing the lines between cultures from different areas. Passion
oozes from every phrase as improvisation takes over.
The first five tracks, the thrilling part of the program, were recorded
in England and feature Haslam, Rutherford, and Carcassés with vocalist
Maria Cecilia Colon, conguero Robin Jones, pianist Richard Leigh Harris,
double bassist Steve Kershaw, and percussionist Andre Leigh-Howarth.
With an eclectic mix of musical backgrounds focused on making the
combination seamless, this British recording session stands out for its
exiting thrills.
Two tracks follow, which were part of a 2001 concert at Teatro
Amadeo Roldan in Havana. One evokes traditional Cuban dance music
and the other centers on universal Latin Jazz with its familiar elements:
ensemble flourishes, intense soloing, instrumental conversation, and a
rhythmic vamp that won’t quit. In addition to Carcassés, the ensemble
includes two trumpeters, alto saxophone, piano, bass, drums and percussion.
The final two pieces, both Blues-based themes by Carcassés, were
recorded in a Havana studio with Haslam on baritone, Lucia Huergo on
soprano saxophone, Carcassés on flugelhorn, recorder and piano, and
Josef Koumbas as additional singer. Together, these artists from England
and Cuba create an excellent multi-cultural impression.
Jim Santella
Jazzwise Feb 08 Selwyn Harris
In the mid 1980s baritone sax specialist Haslam became possibly the first British jazzer to take a group to Cuba. There he met scatting vocalist/flugelhornist Carcassès who appears here alongside a wide range of improvising musicians on an enjoyably earthy-sounding session.
GEORGE HASLAM'S CUBAN MELTDOWN With BOBBY CARCASSES - Cuban Meltdown (Slam 515; UK) British bari saxist and label head, George Haslam, launched his Meltdown Project in the early '90's as a way of bringing together musicians from various cultures and genres and then inviting composers like Mal Waldron, Graham Collier and Steve Waterman to write for the combined ensemble. For this disc George organized a mixed ensemble with Cuban and British musicians and it was recorded in England and in Havana, Cuba. The musicians featured on five of the nine tracks are: Bobby Carcasses on flugelhorn & vocals, Maria Ceciia Colon on vocals, George Haslam on bari sax, Paul Rutherford on trombone, Richard Leigh Harris on piano, Steve Kershaw on bass and Robin Jones & Andre Leigh-Howarth on percussion.
This music has a joyous, uplifting Cuban groove that makes me want to dance and smile. Even Bobby Carcasses' scat singing makes me feel good and sounds like the late, great Eddie Jefferson. Mr. Haslam's "A Perfect Love" features some robust bari sax and trombone (from the recently deceased Paul Rutherford) playing some great harmonies together. The blend of the bari sax, trombone, piano and Bobby's swell scatting is infectious and enchanting. Even the subtle percussion by itself, which opens "Oye Mi Guanguanco," sounds wonderful. There are also two tracks by Bobby Carcasses' own Cuban ensemble recorded in Havana, which sound more traditional and have great groove and vibe glowing. On "Here Comes the King," Bobby's band sound especially inspired playing that Cuban groove/vibe with passion and power. Their pianist, Roberto Carcasses, Jr. and alto saxist, Roberto Martinez, are both monster musicians and I hope this band gets a chance to record their own disc. The ever ambitious George Haslam is a great cultural ambassador who does a fine job of combining cultures and musicians that would rarely get a chance to work together. Let's hear it for George, we need more musicians like him! –
BLG - Downtown Music Gallery
Fusione cubana di Cosimo Parisi
L´incontro di musicisti cubani con George Haslam risale ai primi anni `90, a cui sono seguiti dei tour nei due paesi. I primi cinque brani del CD risalgono al 2004, registrati durante un tour in UK del cantante Bobby Caracassés con una band che metteva in atto il concetto di "meltdown" di Haslam, con musiciti che provenavano da generi diversi, dalla classica all´avanguardia. Seguono due brani registrati da Carcassés dal vivo in un teatro della capitale cubana. Gli ultimi due brani sono stati registrati in studio a Cuba, chiudendo il cerchio di questa registrazione che documenta una collaborazone internazionale Cuba-UK che si è sviluppata durante gli anni. Fra ritmi di rumaba e collettivi per big band abbastanza ambiziosi - "A Perfect Love" - il disco mostra come sia possibile fare della musica dai ritmi latini con bella qualità esecutiva. Carcassés è un cantante da seguire, che sa come intrattenere il pubblico e belli sono gli assoli che arrivano dalla big band: insomma musica latina al di sopra della media. Musicboom.it. January 2008.
JAZZITALIA Jan 2008. Luigi Spera http://www.jazzitalia.net/recensioni/cubanmeltdown.asp
Come una grande nave da crociera che tocca solo i più importanti porti, così si muove "Cuban Meltdown" che dipinge un quadro rappresentativo della musica cubana. Un effetto complessivamente utile, quello reso dal disco prodotto dall'etichetta inglese "Slam Productions", che guida l'ascoltatore alla scoperta dei più famosi linguaggi e ritmi tipici della musica tradizionale cubana, pur tenendo puntato lo sguardo verso il futuro. Dalla rumba al latin Jazz, passando per gli sperimentalismi caratteristici del free jazz contemporaneo. Un disco non solo per appassionati e cultori e che regala certamente emozioni positive.
Il lavoro si divide in due anime: la prima rappresentata dalle cinque tracce iniziali, registrate durante il tour inglese di Bobby Carcasses nel 2005. La seconda composta da pezzi registrati a l'Havana. Ed è proprio nella prima metà che si 'esplora' di più. Nel primo pezzo si va alla scoperta di una tipica orchestra latin jazz, che mette in mostra anche la capacità musicale dei singoli componenti oltre che compositiva, soprattutto nella piacere con cui si incastrano le congas nei vari soli e gli altri strumenti. La seconda traccia "Son de la Loma", è invece un saggio di "scat" solo voce con una tecnica precisa, per un effetto davvero trasportante e gradevole. Con ritmo, melodia e accompagnamento montati dal solo canto.
Si passa poi a "A perfect love", una composizione free e sperimentale dalla costruzione molto complessa e per questo un po' ostica. Fino ad arrivare a un gradevolissimo pezzo di rumba tipico, suonato molto bene. Uno wawango habanero arricchito dal canto tipico e davvero di grandissimo gusto. Una costruzione bella e, soprattutto, per niente semplice da trovare negli scaffali della grande distribuzione. Notevole anche l'improvvisazione del conguero Robin Jones, se solo si pensa la struttura ritmica entro cui spaziare nella rumba è angusta e per certi versi proibitiva, per la complessità del fatto che ogni spazio è occupato. Come prevede la tradizione di un suono che, seppure arricchito e modificato nei secoli secondo il gusto creolo cubano, arriva direttamente del centroafrica con gli schiavi conservandone le caratteristiche.
La parte 'inglese' dell'album si chiude con un Son puntellato di swing che presenta il tipico colore cubano, il più noto e compreso a vari livelli. Nel brano si captano omaggi alle più famose melodie, con la tromba in primissimo piano e giri di improvvisazione avvincenti per tutta la sezione di fiati. E con il piano che viaggia su marcate concettualizzazioni. L'accompagnamento delle percussioni è sempre solido e mai fuori dal coro, a differenza della molte incisioni con i 'master' delle congas, spesso troppo in evidenza rispetto al resto degli strumenti. Negli assoli però il conguero mostra anche grande capacità e gusto nell'attenersi alla tradizione, mettendosi in luce con scomposizioni piacevoli. Le tracce registrate a l'Havana sono unite invece da un filo rosso più rilassato. Dal morbido "De mi tierra son", con un suono tradizionale più vicino a quello ben noto dei Buena Vista Social Club spinto da un linguaggio caraibico molto incalzante e allegro, a una versione più jazzata, con una grande improvvisazione del pianoforte tutto modale e molto variopinto come in "Here comes the king". Pezzo in cui la batteria è molto al limite, e con lunghe frasi in levare irrigate da una spinta funk, soprattutto negli accesi dialoghi con il sax. In tutto il disco, anche nei pezzi più free e sperimentali come "Sin tema", in cui compare anche il flauto dolce, sempre al limite della dissonanza, come conformazione dello strumento in se, si registrano gli assalti della voce, con tecnica e grinta davvero piacevoli.
In chiusura poi un son molto sentimentale "fragranze de cuba e su sabor" caldo con il solo appoggio del piano per la voce. Una spruzzata di swing per una voce molto profonda ed emozionante, a introdurre in chiusura un finale salsa. Ultimo approdo di un viaggio davvero piacevole. Luigi Spera per Jazzitalia